La Corte di Giustizia UE sul divieto italiano di sacchetti di plastica

Con sentenza del 21 dicembre 2021, la Corte di Giustizia europea ha affermato che il diritto UE osta a una normativa, come quella italiana (DM 18 marzo 2013, emanato in attuazione della Direttiva UE 94/62), che vieta la commercializzazione di borse in plastica destinate al ritiro delle merci non biodegradabili né compostabili.

Si tratterebbe, infatti, di una disposizione maggiormente restrittiva rispetto a quanto previsto dalla direttiva che ha originato la regolamentazione. Ciò ha destato l’attenzione del TAR Lazio, che ha presentato rinvio pregiudiziale di fronte alla Corte di Giustizia, chiedendone l’esame alla luce della normativa europea di riferimento.

La CGUE, da un lato, ha spiegato l’origine di una disposizione così restrittiva, giustificata per il largo utilizzo in Italia dei sacchetti di plastica come raccoglitore dei rifiuti organici, con tutti i relativi problemi di smaltimento. Tuttavia, conclude la Corte, ciò non basta a rendere legittima la regolamentazione, che necessita pertanto di un’integrazione: la normativa deve essere basata “nuove prove scientifiche relative alla protezione dell’ambiente emerse successivamente all’adozione di una norma eurounitaria e a condizione che lo Stato comunichi alla Commissione le misure previste e i motivi della loro adozione“.

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